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Author: Simone Conti

Ricostruire la comunità

Se qualcuno un anno fa ci avesse raccontato che da lì a pochi mesi le nostre vite, la nostra quotidianità e le nostre attività lavorative sarebbero state così repentinamente stravolte in una maniera tanto radicale, sono certo che nessuno di noi avrebbe preso sul serio quelle previsioni.

Ed invece oggi ci troviamo in una situazione che non ha precedenti nelle nostre società moderne, costretti a vivere in un tempo per diversi aspetti sospeso, un tempo di piena incertezza, di attesa, di enorme difficoltà. Ogni progetto di vita ed ogni prospettiva futura sembrano come messe in pausa e rimandate a più in là, nella speranza che passi in fretta questo lungo inverno.

Ma nell’emergenza sanitaria che ancora perdura e di cui ancora oggi, nonostante l’avvento dei primi vaccini, fatichiamo ad intravedere una fine certa, ed in questa società dove si fa sempre più profonda la crisi economica e sociale, di fronte alle tante situazioni di famiglie fragili ed in difficoltà, alla tragica solitudine dei nostri anziani, a quei lavoratori ed imprenditori rimasti senza lavoro, a quei giovani con quel presente così deserto e solitario e con un futuro oggi più che mai precario ed incerto, non possiamo rimanere passivi ed indifferenti, attendendo inerti che tutto finisca, sperando che torni, un giorno, la normalità. 

Occorre iniziare già da oggi a ripensare alla nostra futura vita insieme, alle nostre priorità come uomini e come comunità: priorità che non sono – e non possono più essere – quelle che avevamo ieri, perché se c’è una lezione che abbiamo imparato in questo tempo tremendo, isolati nelle nostre case, è che la nostra esistenza trova il suo vero valore solo all’interno del contesto delle relazioni con l’altro, nei nostri momenti felici, nel nostro essere parte operosa ed attiva all’interno delle comunità, nelle famiglie, nei nostri gruppi, nella socialità con gli amici, negli impegni associativi e di volontariato, nelle nostre professioni ed attività lavorative.

In un mondo che troveremo cambiato, anche i più modesti orizzonti di una comunità locale come la nostra devono essere ricondotti ad una misura più umana, più adatta a farci riscoprire e ritrovare tutto quello che questa pandemia ci ha sottratto: ed il disegno della città futura, che non è fatta da tangenziali, di centri commerciali e di nuovi parcheggi, ma dalle persone che la abitano, dagli spazi dell’incontro, della cultura e della crescita, dello svago, della socialità e delle opportunità e di sviluppo, dovrà tenere conto delle vere priorità che questo presente ci ha dimostrato essere quelle su cui fondare il nostro futuro: i servizi per la tutela dei più fragili, i nuovi assetti di una vera sanità territoriale, la nascita di moderne occasioni di impiego e di lavoro, i modelli di sviluppo sostenibile del nostro territorio, una mobilità più verde e più sicura, le prospettive di un futuro per chi oggi si affaccia in un mondo, ancora una volta, in crisi. Sono tutti aspetti urgenti a cui trovare delle risposte e delle soluzioni e sui quali già da ora dobbiamo confrontarci e lavorare con lo spirito di chi ha ben presente che l’amministrare una comunità non può e non deve ridursi ad una faccenda personale, ma piuttosto ad un atto ed un impegno collettivo, che può potare risultati utili e duraturi solo con l’apporto del contributo di ognuno.

Come ci ha ricordato anche il presidente Mattarella, questo è davvero “il tempo dei costruttori” ed ognuno di noi nel suo ruolo di cittadino ha il compito di partecipare nel ri-edificare le fondamenta delle nostre comunità, perché passata la tempesta si possa essere nuovamente pronti costruire un futuro diverso e comune del nostro territorio, in cui poter ritrovare quello che abbiamo smarrito, ma con una visione nuova.

Ed è con questo spirito e questa prospettiva che occorre lavorare ad una proposta al contempo a lungo termine e pragmatica, che ci possa portare a tratteggiare davvero un nuovo modello della città umana ed urbana: una idea di città che non è più quella di ieri, di oggi e di domani, ma quella dei prossimi vent’anni. Un progetto di modernità, di sviluppo e di sostenibilità per una Mariano fatta di persone, di lavoro, di incontri e di relazioni.

Verso quale direzione?

Non è solo questione di essere favorevoli o meno ad un nuovo supermercato. E non è neanche questione di essere pro o contro alla scelta (esecrabile) di rendere Mariano territorio di attraversamento asfaltando un’area protetta per realizzare una strada regionale

Il tema di fondo rispetto alle (poche) iniziative di grande impatto per la città che oggi la Giunta comunale sta portando avanti in maniera esclusiva, quasi riservata, verte tutto sulle conseguenze che queste scelte avranno sulla città di domani.

Quale idea di futuro, di sviluppo, di città urbana e sociale stiamo perseguendo oggi per la Mariano dell’avvenire ed i cittadini che la vivranno tra 20 anni?

Oggi si spalancano, in sordina, le porte ai grandi operatori economici che realizzeranno nuovi insediamenti commerciali sull’asse di viale Lombardia, ancora una volta rincorrendo degli interventi completamente occasionali e contingenti, fuori da ogni logica di programmazione territoriale, e senza definire chiaramente i contenuti di una proposta parallela sul centro storico che salvaguardi e valorizzi il piccolo commercio ed i market di prossimità con tutto il contesto sociale e comunitario che ruota intorno ai negozi di quartiere. 

Oggi si approva “a spot” un progetto di un ipermercato da più di 5000 metri quadri lordi, (pur operato in un apprezzabile recupero edilizio), in pieno agosto senza un accenno di condivisione con i gruppi consiliari e la cittadinanza. 

Un intervento che (o lo si sottovaluta, o si fa finta di non vederlo) sarà traino per altre catene di vendita e quindi probabilmente solo il primo di una lunga serie di nuovi insediamenti commerciali sul tracciato di viale Lombardia, che nell’idea dell’Amministrazione sarà il primo tassello dell’asse di attraversamento provinciale, e che saranno certamente forieri di un ulteriore aggravio del traffico di attraversamento andando a dividere definitivamente la città in due, col rischio concreto di sommergere anche le altre vie della città di nuove auto.

In assenza di un piano complessivo, pezzo a pezzo verranno realizzate una serie di superfici commerciali non integrate nel tessuto urbano, difficilmente raggiungibili se non in automobile, più al servizio di chi da Mariano ci passa che dei marianesi, e parimenti difficilmente fruibili dall’utenza fragile ed anziana che abita (in maniera crescente) la nostra comunità, e che trova nei più contenuti market di prossimità, integrati nel contesto della città, un sostegno per le piccole spese di ogni giorno. Quegli stessi negozi, rivenditori ed operatori che saranno messi in difficoltà nel caso di una esplosione incontrollata di attività commerciali lungo la nascente arteria regionale intra-urbana, e che invece guardando al nostro futuro tessuto sociale dovremmo difendere e tutelare.

Strade, grandi superfici commerciali, supermercati: un modo miope di intendere lo sviluppo urbano vecchio di 40 anni, un archetipo sorpassato, già fallimentare ed in crisi da più di una decade, un modello amministrativo che guarda più agli “oneri” di oggi che al benessere della comunità di domani.

In questo tempo per certi versi sospeso ed incerto, prima di avventurasi nel demandare la progettazione di una città frammentata ai singoli operatori economici e commerciali, bisognerebbe veramente avere l’acume di fare un investimento di prospettiva, intervenendo nella revisione e nel rafforzamento di quegli strumenti utili a governare il territorio ed i processi urbani che lo disegnano, attraverso una seria discussione e condivisione comunitaria, che possa avere un ampio respiro.

Perché la città che oggi è di tutti sarà di altri domani, e le scelte che la disegnano, l’ho già detto, non vanno solo assunte: vanno discusse e, quando serve, vanno spiegate. Specie quando non sono condivise.

Terra di mezzo

Arriveranno, forse, finanziamenti per quasi 95 milioni di euro da parte di Regione Lombardia per nuovi collegamenti stradali nel comasco: 30 milioni di euro la cifra, importantissima, promessa per le opere da realizzare solo sulla nostra città. Finanziamenti che, intendiamoci, non sono né un premio né un regalo, ma che ripagheremo sempre noi, a debito, nel futuro.

Di tutti questi fondi spartiti sul territorio comasco con logiche non propriamente meritorie, non un solo centesimo di investimento è ad oggi finalizzato al ripensamento di una nuova mobilità, non un solo euro è destinato ad incentivare nuove modalità per gli spostamenti delle persone: solo nuovo asfalto, solo più corsie, solo nuove strade.
E se dal canto nostro non possiamo che gioire per i 15 milioni che andranno finalmente a sgravare la città di un passaggio a livello, basta alzare leggermente lo sguardo dal livello cittadino e volgerlo verso quello che succederà intorno a noi per rendersi subito conto di quello che le opere previste per la rete viaria della bassa provincia comasca comporteranno per la già fragile viabilità marianese.

Il collegamento diretto della Pedemontana alla viabilità provinciale, l’ampliamento della Novedratese a quattro corsie, la realizzazione ex-novo di una (vera) tangenziale di Cantù: sono interventi che doneranno ulteriore asfalto utile e pronto ad essere percorso da un numero crescente di autoveicoli e mezzi pesanti, con un maggiore calibro stradale che porterà ad un conseguente e prevedibile aumento di utenti che sceglieranno di percorrere quelle tratte. 

Mettendo in fila tutte queste opere in corso di progettazione, guardando all’intero contesto, diventa ormai evidente che se la Giunta marianese intenderà procedere con lo scellerato progetto di realizzazione della nuova STRADA REGIONALE (solo in parte finanziata) che attraverserà Mariano dividendola in due, gran parte del traffico transitante su queste nuove e potenziate arterie si riverserà nel già congestionato asse di attraversamento al centro della nostra città, che diventerà terra di mero passaggio e di collegamento tra la provincia di Como e quella di Monza, senza nessun vero beneficio per la nostra comunità, che si vedrà privata anche di parte del Parco Regionale, appena costituito.

Una strada che sarà dannosa per l’ambiente, per il paesaggio, per la vivibilità delle aree interessate e, a guardar lungo, anche per i futuri bilanci cittadini. Un’opera che, per il contesto in cui si inserisce, appare oltretutto già inadeguata ed insufficiente prima ancora della sua realizzazione.

Occorre che a fronte dei finanziamenti in arrivo la Provincia di Como proceda con un attento ed approfondito studio dei flussi di traffico e una progettazione unitaria che non penalizzi il nostro territorio, ma che ne tuteli il paesaggio e premi la virtuosità di una città che ha dimostrato nel corso degli anni di non aver tuttavia ceduto completamente ad una cementificazione incontrollata, e che ha invece saputo salvaguardare boschi e terreni che ora rischiano di venire sottratti per sempre alla nostra comunità.

I soldi ed i finanziamenti per studiare e per progettare alternative concrete per alleggerire la viabilità comasca ora ci sono, sono promessi. 
L’Amministrazione di Mariano non ceda il nostro Parco per risolvere i problemi causati da un traffico che non è generato dai marianesi, ma pretenda che vengano trovate soluzioni alternative per tutelare gli interessi della nostra comunità e del nostro territorio.

Le scelte di oggi faranno la differenza sulla vivibilità e sulla sicurezza della nostra città di domani: una città che ha già sofferto per anni le conseguenze di un traffico incontrollato e che oggi non può assumere l’assurda iniziativa di favorirne un ulteriore transito pagandone ancora un volta, da sola, il conto.

Non possiamo tollerare

L’importante operazione di contrasto alla ‘Ndrangheta condotta dai carabinieri di Cantù e di Monza e Brianza con il coordinamento della Dda di Milano, che si è conclusa nella prima mattinata di giovedì con 22 ordinanze di custodia cautelare tra le province di Como e Monza Brianza ed anche a Mariano Comense, evidenzia ancora una volta come la criminalità organizzata e i fenomeni di tipo mafioso siano tragicamente presenti e radicati sul nostro territorio ed esercitino il controllo diretto o indiretto verso alcune attività economiche ed imprenditori locali. 

I clan in questione controllerebbero i buttafuori in pub e discoteche, ma anche i rivenditori ambulanti di panini, decidendo le postazioni e dirimendo eventuali controversie sorte tra i camion bar della provincia. Non sarebbero solo le discoteche a interessare l’attività criminale: da quanto emerso, i clan sarebbero anche attori di estorsioni e traffici di droga, con ingenti quantitativi di cocaina che arriverebbero dal canale franco-iberico e finirebbero in provincia, ma anche in Germania. E vi sarebbe, infine, l’attività di recupero crediti, che verrebbe sempre più richiesta, e non offerta, sia da imprenditori sia da gente comune, in cambio di una percentuale sull’intero capitale da recuperare.

Da quanto si evince dalle fonti di informazione, tutte queste attività illecite verrebbero condotte alla luce del sole, spesso nel silenzio se non nella connivenza, in quanto gli indagati “si muovono con assoluta spavalderia e determinazione e senza alcun timore o ritegno, utilizzando i metodi tipici della criminalità organizzata, con i caratteri propri dell’intimidazione derivante dall’associazione di tipo mafioso”.

Ai Carabinieri ed alla Dda vanno il nostro ringraziamento e le nostre congratulazioni per aver saputo ancora una volta, attraverso le indagini e le misure attuate questa settimana, andare a riaffermare con forza la presenza ed il controllo da parte dello Stato, ed affidare gli indagati ad un giusto processo.

Come amministratori locali abbiamo il compito di continuare a vigilare e sostenere le nostre imprese, i nostri commercianti, i nostri cittadini più fragili perché non cadano vittime della criminalità, che nella crisi socio-economica trova nuove modalità e terreno per le proprie attività illecite, facendo leva sulla sofferenza del tessuto produttivo. È importante che l’economia e le imprese del nostro territorio non cedano alle infiltrazioni per mantenersi sane e credibili. 

Ma soprattutto c’è urgenza di lavorare sempre più convintamente sul contrasto civico e sulla prevenzione: occorre educare i nostri ragazzi alla cultura della legalità perché è nel non rispetto delle regole, nei piccoli reati, che si innesca e si sviluppa il processo di malavita, da cui le mafie traggono nuovi sodali ed energie.

Oggi più che mai, in questo tempo di crisi, dove il malaffare non si è fermato nemmeno durante il lockdown, la nostra comunità civile ha il compito di mostrarsi coesa, di dare sostegno, di non cedere spazio, di non restare in silenzio.

La criminalità e le mafie non possono essere tollerate.

Marianoduepuntozero
Progetto Mariano Brianza
Partito Democratico – Mariano

Le mele e le pere

Fin dall’asilo mi hanno sempre insegnato la differenza sostanziale tra le mele e le pere, e di quanto sia sbagliato tentare di sommarle, sottrarle o confrontarle numericamente, perché il risultato che si ottiene è il frutto di qualcosa che non è comparabile all’origine.

Ed oggi l’Amministrazione, spiegando di poter sottrarre in questo caso 20.000 auto al giorno dal traffico cittadino commette proprio, scientemente, questo errore. 

Cita numeri inattuali l’assessore, derivati da studi addirittura antecedenti ad un piano del traffico che già ha cinque anni ed andrebbe quindi aggiornato, rilevati sulla percorrenza di autoveicoli su una strada che oggi è di una certa tipologia e che vogliono però trasformare in qualcosa di profondamente diverso, rendendo incomparabili, oltre che retrivi, i dati degli attraversamenti.

Vogliono realizzare una STRADA REGIONALE che sia a servizio del collegamento tra Como e Monza? Facciano allora uno studio attuale sull’impatto e sull’aggravamento che questo progetto, inutile ai marianesi, avrà sul traffico cittadino di oggi e del prossimo futuro, anche alla luce degli importanti insediamenti commerciali di cui la Giunta vuole favorire la nascita su viale Lombardia, e che ancora una volta porteranno nuovo traffico da fuori città, togliendo inoltre quel poco di respiro rimasto al già martoriato piccolo commercio del territorio.

C’è bisogno di chiarezza, in tempi celeri: l’Amministrazione proceda alla presentazione pubblica della progettazione di cui già abbiamo più volte richiesto informazioni e che si sta invece tenendo saldamente chiusa nel cassetto da marzo, negandosi al confronto con la politica e con il territorio ma al contempo lavorando sottotraccia su altri piani istituzionali su un progetto che l’evidenza dei fatti ci ha detto non pienamente compreso e condiviso nemmeno dai propri sostenitori, e parimenti risponda con puntualità ai dubbi ed alle critiche della città e dei marianesi con dati attuali e soprattutto in linea con quelle che sono le intenzioni e le nuove classificazioni della tratta viaria che vogliono realizzare.

Non si possono raccontare come è stato fatto in questi giorni falsità e favole ai cittadini, perché le 20.000 auto non spariranno nel nulla ed anzi il traffico complessivo sulla nostra città sarà fortemente incrementato. Se l’Amministrazione dimostrerà di avere veramente l’intenzione, il consenso ed i numeri (tecnici e politici) per addentrarsi in questa insania, l’unico risultato tangibile che si porterà a casa Mariano sarà un annunciato aumento del traffico e dell’inquinamento complessivo.

Rimandati a settembre

E’ ormai dalla metà di marzo che segnaliamo le difficoltà in cui si trovano molti giovanissimi studenti marianesi nel poter proseguire col loro percorso didattico a distanza. Una criticità evidenziata pubblicamente a più riprese anche dalle Scuole e dalle stesse famiglie.

Come minoranza avevamo già presentato, nell’unico Consiglio comunale del 2020, una proposta di emendamento al bilancio per destinare 50.000 euro di risorse utili al sostengo diretto delle famiglie prive degli strumenti tecnologici adatti. Proposta bocciata e rigettata dalla maggioranza, che garantiva però di voler sostenere le scuole, nella risoluzione delle difficoltà. Facciano loro insomma, il comune per il momento sta guardare.

Oggi, a due mesi di distanza, la situazione è solo in parte migliorata, grazie a quel prezioso lavoro delle Scuole e degli insegnanti che si sono spesi andando ben oltre ai compiti del loro lavoro. Ma nonostante questi sforzi, ancora oggi la realtà ci dice che la situazione di disagio è lontana dall’essere sotto controllo: leggiamo di famiglie che non hanno la possibilità di acquistare dispositivi per i propri figli, quei PC, stampanti e tablet dedicati al loro studio e adatti a quello scopo. Perché se è vero che i cellulari presenti in casa possono essere sufficienti per seguire una lezione, quegli stessi apparecchi si rivelano inadeguati ed insufficienti per fare i compiti, fare ricerche, elaborare dei testi, operazioni per cui serve uno strumento più funzionale, che non sempre nelle case è presente, e questo mette in difficoltà tante famiglie, specie quelle che hanno più figli in età scolare.

Di fronte a questo scoglio tecnologico, che spesso è solo la punta di altre problematiche di tipo economico, e che dopo mesi è ancora presente nella nostra comunità, lo Stato, ed il comune in particolare con lo strumento del Diritto allo Studio e del sostegno sociale, hanno il dovere di intervenire perché siano rispettati i diritti dell’infanzia, perché la situazione che i nostri bambini stanno vivendo rischia, col suo lungo protrarsi, di avere ripercussioni nel loro domani.

Non possiamo solo guardare, limitandoci, come sempre, a scaricare sulle Istituzioni scolastiche, sul volontariato, sugli altri Enti e sulle famiglie i problemi che si incontrano. Come amministratori dovremmo avere il coraggio di gestire in prima linea le situazioni che ci si pongono davanti per assistere quelle famiglie, perché la situazione è di una gravità straordinaria e straordinarie devono essere le misure che necessitano di essere messe in campo ed adottate con celerità.

Abbiamo già perso due mesi, non possiamo aspettare ancora, non possiamo pensare che di fronte a questa situazione l’unica proposta che l’Amministrazione trovi il coraggio di presentare sia quella di svolgere le lezioni all’aperto da settembre.  

Con la speranza che venuto settembre a scuola ci si possa ritornare davvero, e, soprattutto, che non piova.

La Pace merita di meglio

A leggere sulla stampa gli articoli degli ultimi giorni sul tema del Mese della Pace, non si può che restare perplessi e sconcertati dal violento susseguirsi di attacchi e prese di distanze di cui alcuni politici locali, ed in particolare i sindaci di Mariano e Cantù, si sono fatti tardivi attori nelle scorse ore. 

È aberrante constatare che si sfrutti, con deliberato vittimismo, la propria posizione istituzionale per rimarcare ed imporre le proprie personali convinzioni politiche, alimentando e diffondendo nella cittadinanza notizie parziali ed inesatte, utilizzando e connotando la (mancata) concessione del patrocinio come strumento puntuale di natura politica e non, come invece dovrebbe essere, riconoscimento della valenza complessiva di una iniziativa per la collettività.

La notizia che durante gli eventi del Mese della Pace fosse prevista una raccolta firme per l’adesione alla campagna umanitaria #ioaccolgo, (iniziativa promossa, tra gli altri, da Caritas Italiana e, inaspettatamente, da tempo anche dallo stesso comune di Cantù tramite il Coordinamento Comasco per la Pace), è risultata all’evidenza dei fatti non fondata, e comunque mai autorizzata dagli stessi organizzatori delle iniziative locali che, avendone ad ogni modo il pieno diritto civile, hanno scelto di non promuovere questo appello all’interno delle manifestazioni marianesi e canturine.

Ma su questa notizia i sindaci, che ora ci parlano di pace, prediligono la via dello scontro: e se da una parte non si può che prendere atto della prepotenza dell’imposizione di un proprio giudizio meramente politico ad una iniziativa, dall’altra si riscontra l’inopportunità istituzionale di redigere, un pugno di giorni prima della conclusione degli eventi, un comunicato per palesare, da sindaco di tutti, la propria posizione personale rispetto ad una scelta maturata un mese prima e già chiarita dalla lapalissiana assenza degli atti di concessione del patrocinio.

Scelta che a voler guardare con sospetto si è forse cercato di far passare inosservata, ma l’esplosione della questione canturina ha fatto sì che il sindaco di Mariano fosse costretto ad una serotina uscita pubblica, con una chiara presa di posizione verso la manifestazione e i suoi organizzatori.

Oppure, a ben vedere, si può trovare giustificazione nelle dinamiche politiche di un partito ultimamente vocato ad una opportunistica lamentazione persecutoria, ma che sicuramente non interessano alla nostra comunità marianese. 

Feriscono e stridono poi le espressioni utilizzate nei comunicati stampa dai rispettivi sindaci che descrivendo il loro operato come vocato a promuovere la pace impattano, si scontrano e scivolano impietosamente alla prova dei fatti di fronte alla scelta di non cercare alcuna forma di mediazione con gli organizzatori, ma anzi alimentando lo scontro diretto, chiudendo ogni possibilità di dialogo o negandolo addirittura dal principio.

Belle le parole e lodevoli le intenzioni, ma occorre siano seguite dalla coerenza delle azioni: questa prima occasione di dare dimostrazione di essere costruttori di pace con la propria azione politica per il bene della totalità delle proprie comunità, è amaramente fallita.

(Non) tutti a mensa

(Non) tutti a mensa” è il titolo di una pubblicazione annuale di Save the Children, che magistralmente e puntualmente fotografa nel tempo le politiche di fruizione ed accesso al servizio di refezione scolastica nei maggiori comuni italiani, e che da anni ci spinge a pensare al pieno riconoscimento del momento del pasto come servizio pubblico essenziale.

Non tutti a mensa è anche la sciagurata narrazione di quello che domani mattina potrebbe avvenire nelle scuole di Mariano Comense per volontà di una Amministrazione che ha scelto, ancora una volta, la strada per essa più semplice nel tentativo di recuperare le somme dovute dalle famiglie morose. Ma se l’obiettivo di esigere il dovuto da tutti i genitori è legittimo e giusto oltre che condivisibile, l’applicazione pratica del provvedimento invece è portatrice di un atteggiamento inadeguato e rischia di avere risvolti discriminatori e lesivi verso i minori coinvolti che si vedrebbero così annichiliti nella loro umanità ed innocenza, diventando mero strumento di pressione verso quei padri e quelle madri, più o meno consapevoli, veri responsabili di non aver saldato il debito con la collettività nelle tempistiche stabilite.

Tra poche ore otto bambini, di cui 2 frequentanti le scuole elementari e 6 l’asilo, saranno sospesi dalla mensa scolastica, che è tempo scuola, con delle modalità che il silenzio dell’Amministrazione non ci ha ancora concesso di conoscere fino in fondo, e che preoccupano per i risvolti che potranno avere sul vissuto di questi bambini di 5-10 anni. Impedire l’accesso alla mensa, dividere il bambino dalla sua classe, somministrare un pasto sostitutivo o farlo mangiare in disparte: sono tutte opzioni che, dal punto di vista dell’inclusione e della dignità del minore, (e a ragione di giurisprudenza in materia), risulterebbero dannose, penalizzanti e nocive, forse ancora in una maniera più grave di una comunque non condivisibile sospensione tout-court.

Un prezzo umano e sociale troppo alto, che una qualsiasi cifra debitoria non può giustificare. Una scelta che l’Amministrazione rivendica come atto necessario per rientrare del debito accumulato, come una questione di giustizia verso chi paga puntualmente, magari anche a fatica, i servizi che il comune e lo Stato erogano alla cittadinanza.

Ma se scegliamo di non fermarci ai facili slogan che la Giunta ci ha ripetuto in questi mesi ci si può accorgere che, a ben vedere, questo provvedimento in sé non porta giustizia alcuna: arrivare ad escludere i minori dal servizio mensa non sposta infatti un solo centesimo del debito che le famiglie devono al comune e a tutti noi. Dopo la sospensione dalla mensa infatti le somme dovute dalle famiglie rimarranno imperturbabilmente inalterate, finché l’amministrazione non deciderà di attivare veramente quegli strumenti di riscossione che già ci sono e che gli consentiranno di esigerlo davvero. Strumenti che avrebbe già potuto (e dovuto) attivare, continuando a far fruire la mensa ai bambini

In poche parole questa azione di forza punirà gli innocenti che verranno esclusi, ma i morosi veri, che sono i genitori, domani rimarranno impuniti e la comunità marianese si ritroverà a pagare il prezzo della vergogna, senza aver tratto nessun beneficio e senza aver recuperato nessun costo.

L’Amministrazione ha così scelto di far pagare ai minori lo scotto della loro incapacità di recuperare dai genitori quanto dovuto, nascondendosi a tratti dietro le Istituzioni scolastiche che domani dovranno gestire una situazione per nulla semplice, accollandosi delle responsabilità che non gli competono.

Un provvedimento che, alla fine dei conti, si rivela essere una ingiustizia verso i minori, e che si delinea come una presa in giro verso chi i servizi e la mensa li paga ogni giorno.