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(Non) tutti a mensa

(Non) tutti a mensa” è il titolo di una pubblicazione annuale di Save the Children, che magistralmente e puntualmente fotografa nel tempo le politiche di fruizione ed accesso al servizio di refezione scolastica nei maggiori comuni italiani, e che da anni ci spinge a pensare al pieno riconoscimento del momento del pasto come servizio pubblico essenziale.

Non tutti a mensa è anche la sciagurata narrazione di quello che domani mattina potrebbe avvenire nelle scuole di Mariano Comense per volontà di una Amministrazione che ha scelto, ancora una volta, la strada per essa più semplice nel tentativo di recuperare le somme dovute dalle famiglie morose. Ma se l’obiettivo di esigere il dovuto da tutti i genitori è legittimo e giusto oltre che condivisibile, l’applicazione pratica del provvedimento invece è portatrice di un atteggiamento inadeguato e rischia di avere risvolti discriminatori e lesivi verso i minori coinvolti che si vedrebbero così annichiliti nella loro umanità ed innocenza, diventando mero strumento di pressione verso quei padri e quelle madri, più o meno consapevoli, veri responsabili di non aver saldato il debito con la collettività nelle tempistiche stabilite.

Tra poche ore otto bambini, di cui 2 frequentanti le scuole elementari e 6 l’asilo, saranno sospesi dalla mensa scolastica, che è tempo scuola, con delle modalità che il silenzio dell’Amministrazione non ci ha ancora concesso di conoscere fino in fondo, e che preoccupano per i risvolti che potranno avere sul vissuto di questi bambini di 5-10 anni. Impedire l’accesso alla mensa, dividere il bambino dalla sua classe, somministrare un pasto sostitutivo o farlo mangiare in disparte: sono tutte opzioni che, dal punto di vista dell’inclusione e della dignità del minore, (e a ragione di giurisprudenza in materia), risulterebbero dannose, penalizzanti e nocive, forse ancora in una maniera più grave di una comunque non condivisibile sospensione tout-court.

Un prezzo umano e sociale troppo alto, che una qualsiasi cifra debitoria non può giustificare. Una scelta che l’Amministrazione rivendica come atto necessario per rientrare del debito accumulato, come una questione di giustizia verso chi paga puntualmente, magari anche a fatica, i servizi che il comune e lo Stato erogano alla cittadinanza.

Ma se scegliamo di non fermarci ai facili slogan che la Giunta ci ha ripetuto in questi mesi ci si può accorgere che, a ben vedere, questo provvedimento in sé non porta giustizia alcuna: arrivare ad escludere i minori dal servizio mensa non sposta infatti un solo centesimo del debito che le famiglie devono al comune e a tutti noi. Dopo la sospensione dalla mensa infatti le somme dovute dalle famiglie rimarranno imperturbabilmente inalterate, finché l’amministrazione non deciderà di attivare veramente quegli strumenti di riscossione che già ci sono e che gli consentiranno di esigerlo davvero. Strumenti che avrebbe già potuto (e dovuto) attivare, continuando a far fruire la mensa ai bambini

In poche parole questa azione di forza punirà gli innocenti che verranno esclusi, ma i morosi veri, che sono i genitori, domani rimarranno impuniti e la comunità marianese si ritroverà a pagare il prezzo della vergogna, senza aver tratto nessun beneficio e senza aver recuperato nessun costo.

L’Amministrazione ha così scelto di far pagare ai minori lo scotto della loro incapacità di recuperare dai genitori quanto dovuto, nascondendosi a tratti dietro le Istituzioni scolastiche che domani dovranno gestire una situazione per nulla semplice, accollandosi delle responsabilità che non gli competono.

Un provvedimento che, alla fine dei conti, si rivela essere una ingiustizia verso i minori, e che si delinea come una presa in giro verso chi i servizi e la mensa li paga ogni giorno.