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Rimandati a settembre

E’ ormai dalla metà di marzo che segnaliamo le difficoltà in cui si trovano molti giovanissimi studenti marianesi nel poter proseguire col loro percorso didattico a distanza. Una criticità evidenziata pubblicamente a più riprese anche dalle Scuole e dalle stesse famiglie.

Come minoranza avevamo già presentato, nell’unico Consiglio comunale del 2020, una proposta di emendamento al bilancio per destinare 50.000 euro di risorse utili al sostengo diretto delle famiglie prive degli strumenti tecnologici adatti. Proposta bocciata e rigettata dalla maggioranza, che garantiva però di voler sostenere le scuole, nella risoluzione delle difficoltà. Facciano loro insomma, il comune per il momento sta guardare.

Oggi, a due mesi di distanza, la situazione è solo in parte migliorata, grazie a quel prezioso lavoro delle Scuole e degli insegnanti che si sono spesi andando ben oltre ai compiti del loro lavoro. Ma nonostante questi sforzi, ancora oggi la realtà ci dice che la situazione di disagio è lontana dall’essere sotto controllo: leggiamo di famiglie che non hanno la possibilità di acquistare dispositivi per i propri figli, quei PC, stampanti e tablet dedicati al loro studio e adatti a quello scopo. Perché se è vero che i cellulari presenti in casa possono essere sufficienti per seguire una lezione, quegli stessi apparecchi si rivelano inadeguati ed insufficienti per fare i compiti, fare ricerche, elaborare dei testi, operazioni per cui serve uno strumento più funzionale, che non sempre nelle case è presente, e questo mette in difficoltà tante famiglie, specie quelle che hanno più figli in età scolare.

Di fronte a questo scoglio tecnologico, che spesso è solo la punta di altre problematiche di tipo economico, e che dopo mesi è ancora presente nella nostra comunità, lo Stato, ed il comune in particolare con lo strumento del Diritto allo Studio e del sostegno sociale, hanno il dovere di intervenire perché siano rispettati i diritti dell’infanzia, perché la situazione che i nostri bambini stanno vivendo rischia, col suo lungo protrarsi, di avere ripercussioni nel loro domani.

Non possiamo solo guardare, limitandoci, come sempre, a scaricare sulle Istituzioni scolastiche, sul volontariato, sugli altri Enti e sulle famiglie i problemi che si incontrano. Come amministratori dovremmo avere il coraggio di gestire in prima linea le situazioni che ci si pongono davanti per assistere quelle famiglie, perché la situazione è di una gravità straordinaria e straordinarie devono essere le misure che necessitano di essere messe in campo ed adottate con celerità.

Abbiamo già perso due mesi, non possiamo aspettare ancora, non possiamo pensare che di fronte a questa situazione l’unica proposta che l’Amministrazione trovi il coraggio di presentare sia quella di svolgere le lezioni all’aperto da settembre.  

Con la speranza che venuto settembre a scuola ci si possa ritornare davvero, e, soprattutto, che non piova.