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Ricostruire la comunità

Se qualcuno un anno fa ci avesse raccontato che da lì a pochi mesi le nostre vite, la nostra quotidianità e le nostre attività lavorative sarebbero state così repentinamente stravolte in una maniera tanto radicale, sono certo che nessuno di noi avrebbe preso sul serio quelle previsioni.

Ed invece oggi ci troviamo in una situazione che non ha precedenti nelle nostre società moderne, costretti a vivere in un tempo per diversi aspetti sospeso, un tempo di piena incertezza, di attesa, di enorme difficoltà. Ogni progetto di vita ed ogni prospettiva futura sembrano come messe in pausa e rimandate a più in là, nella speranza che passi in fretta questo lungo inverno.

Ma nell’emergenza sanitaria che ancora perdura e di cui ancora oggi, nonostante l’avvento dei primi vaccini, fatichiamo ad intravedere una fine certa, ed in questa società dove si fa sempre più profonda la crisi economica e sociale, di fronte alle tante situazioni di famiglie fragili ed in difficoltà, alla tragica solitudine dei nostri anziani, a quei lavoratori ed imprenditori rimasti senza lavoro, a quei giovani con quel presente così deserto e solitario e con un futuro oggi più che mai precario ed incerto, non possiamo rimanere passivi ed indifferenti, attendendo inerti che tutto finisca, sperando che torni, un giorno, la normalità. 

Occorre iniziare già da oggi a ripensare alla nostra futura vita insieme, alle nostre priorità come uomini e come comunità: priorità che non sono – e non possono più essere – quelle che avevamo ieri, perché se c’è una lezione che abbiamo imparato in questo tempo tremendo, isolati nelle nostre case, è che la nostra esistenza trova il suo vero valore solo all’interno del contesto delle relazioni con l’altro, nei nostri momenti felici, nel nostro essere parte operosa ed attiva all’interno delle comunità, nelle famiglie, nei nostri gruppi, nella socialità con gli amici, negli impegni associativi e di volontariato, nelle nostre professioni ed attività lavorative.

In un mondo che troveremo cambiato, anche i più modesti orizzonti di una comunità locale come la nostra devono essere ricondotti ad una misura più umana, più adatta a farci riscoprire e ritrovare tutto quello che questa pandemia ci ha sottratto: ed il disegno della città futura, che non è fatta da tangenziali, di centri commerciali e di nuovi parcheggi, ma dalle persone che la abitano, dagli spazi dell’incontro, della cultura e della crescita, dello svago, della socialità e delle opportunità e di sviluppo, dovrà tenere conto delle vere priorità che questo presente ci ha dimostrato essere quelle su cui fondare il nostro futuro: i servizi per la tutela dei più fragili, i nuovi assetti di una vera sanità territoriale, la nascita di moderne occasioni di impiego e di lavoro, i modelli di sviluppo sostenibile del nostro territorio, una mobilità più verde e più sicura, le prospettive di un futuro per chi oggi si affaccia in un mondo, ancora una volta, in crisi. Sono tutti aspetti urgenti a cui trovare delle risposte e delle soluzioni e sui quali già da ora dobbiamo confrontarci e lavorare con lo spirito di chi ha ben presente che l’amministrare una comunità non può e non deve ridursi ad una faccenda personale, ma piuttosto ad un atto ed un impegno collettivo, che può potare risultati utili e duraturi solo con l’apporto del contributo di ognuno.

Come ci ha ricordato anche il presidente Mattarella, questo è davvero “il tempo dei costruttori” ed ognuno di noi nel suo ruolo di cittadino ha il compito di partecipare nel ri-edificare le fondamenta delle nostre comunità, perché passata la tempesta si possa essere nuovamente pronti costruire un futuro diverso e comune del nostro territorio, in cui poter ritrovare quello che abbiamo smarrito, ma con una visione nuova.

Ed è con questo spirito e questa prospettiva che occorre lavorare ad una proposta al contempo a lungo termine e pragmatica, che ci possa portare a tratteggiare davvero un nuovo modello della città umana ed urbana: una idea di città che non è più quella di ieri, di oggi e di domani, ma quella dei prossimi vent’anni. Un progetto di modernità, di sviluppo e di sostenibilità per una Mariano fatta di persone, di lavoro, di incontri e di relazioni.

Verso quale direzione?

Non è solo questione di essere favorevoli o meno ad un nuovo supermercato. E non è neanche questione di essere pro o contro alla scelta (esecrabile) di rendere Mariano territorio di attraversamento asfaltando un’area protetta per realizzare una strada regionale

Il tema di fondo rispetto alle (poche) iniziative di grande impatto per la città che oggi la Giunta comunale sta portando avanti in maniera esclusiva, quasi riservata, verte tutto sulle conseguenze che queste scelte avranno sulla città di domani.

Quale idea di futuro, di sviluppo, di città urbana e sociale stiamo perseguendo oggi per la Mariano dell’avvenire ed i cittadini che la vivranno tra 20 anni?

Oggi si spalancano, in sordina, le porte ai grandi operatori economici che realizzeranno nuovi insediamenti commerciali sull’asse di viale Lombardia, ancora una volta rincorrendo degli interventi completamente occasionali e contingenti, fuori da ogni logica di programmazione territoriale, e senza definire chiaramente i contenuti di una proposta parallela sul centro storico che salvaguardi e valorizzi il piccolo commercio ed i market di prossimità con tutto il contesto sociale e comunitario che ruota intorno ai negozi di quartiere. 

Oggi si approva “a spot” un progetto di un ipermercato da più di 5000 metri quadri lordi, (pur operato in un apprezzabile recupero edilizio), in pieno agosto senza un accenno di condivisione con i gruppi consiliari e la cittadinanza. 

Un intervento che (o lo si sottovaluta, o si fa finta di non vederlo) sarà traino per altre catene di vendita e quindi probabilmente solo il primo di una lunga serie di nuovi insediamenti commerciali sul tracciato di viale Lombardia, che nell’idea dell’Amministrazione sarà il primo tassello dell’asse di attraversamento provinciale, e che saranno certamente forieri di un ulteriore aggravio del traffico di attraversamento andando a dividere definitivamente la città in due, col rischio concreto di sommergere anche le altre vie della città di nuove auto.

In assenza di un piano complessivo, pezzo a pezzo verranno realizzate una serie di superfici commerciali non integrate nel tessuto urbano, difficilmente raggiungibili se non in automobile, più al servizio di chi da Mariano ci passa che dei marianesi, e parimenti difficilmente fruibili dall’utenza fragile ed anziana che abita (in maniera crescente) la nostra comunità, e che trova nei più contenuti market di prossimità, integrati nel contesto della città, un sostegno per le piccole spese di ogni giorno. Quegli stessi negozi, rivenditori ed operatori che saranno messi in difficoltà nel caso di una esplosione incontrollata di attività commerciali lungo la nascente arteria regionale intra-urbana, e che invece guardando al nostro futuro tessuto sociale dovremmo difendere e tutelare.

Strade, grandi superfici commerciali, supermercati: un modo miope di intendere lo sviluppo urbano vecchio di 40 anni, un archetipo sorpassato, già fallimentare ed in crisi da più di una decade, un modello amministrativo che guarda più agli “oneri” di oggi che al benessere della comunità di domani.

In questo tempo per certi versi sospeso ed incerto, prima di avventurasi nel demandare la progettazione di una città frammentata ai singoli operatori economici e commerciali, bisognerebbe veramente avere l’acume di fare un investimento di prospettiva, intervenendo nella revisione e nel rafforzamento di quegli strumenti utili a governare il territorio ed i processi urbani che lo disegnano, attraverso una seria discussione e condivisione comunitaria, che possa avere un ampio respiro.

Perché la città che oggi è di tutti sarà di altri domani, e le scelte che la disegnano, l’ho già detto, non vanno solo assunte: vanno discusse e, quando serve, vanno spiegate. Specie quando non sono condivise.

Terra di mezzo

Arriveranno, forse, finanziamenti per quasi 95 milioni di euro da parte di Regione Lombardia per nuovi collegamenti stradali nel comasco: 30 milioni di euro la cifra, importantissima, promessa per le opere da realizzare solo sulla nostra città. Finanziamenti che, intendiamoci, non sono né un premio né un regalo, ma che ripagheremo sempre noi, a debito, nel futuro.

Di tutti questi fondi spartiti sul territorio comasco con logiche non propriamente meritorie, non un solo centesimo di investimento è ad oggi finalizzato al ripensamento di una nuova mobilità, non un solo euro è destinato ad incentivare nuove modalità per gli spostamenti delle persone: solo nuovo asfalto, solo più corsie, solo nuove strade.
E se dal canto nostro non possiamo che gioire per i 15 milioni che andranno finalmente a sgravare la città di un passaggio a livello, basta alzare leggermente lo sguardo dal livello cittadino e volgerlo verso quello che succederà intorno a noi per rendersi subito conto di quello che le opere previste per la rete viaria della bassa provincia comasca comporteranno per la già fragile viabilità marianese.

Il collegamento diretto della Pedemontana alla viabilità provinciale, l’ampliamento della Novedratese a quattro corsie, la realizzazione ex-novo di una (vera) tangenziale di Cantù: sono interventi che doneranno ulteriore asfalto utile e pronto ad essere percorso da un numero crescente di autoveicoli e mezzi pesanti, con un maggiore calibro stradale che porterà ad un conseguente e prevedibile aumento di utenti che sceglieranno di percorrere quelle tratte. 

Mettendo in fila tutte queste opere in corso di progettazione, guardando all’intero contesto, diventa ormai evidente che se la Giunta marianese intenderà procedere con lo scellerato progetto di realizzazione della nuova STRADA REGIONALE (solo in parte finanziata) che attraverserà Mariano dividendola in due, gran parte del traffico transitante su queste nuove e potenziate arterie si riverserà nel già congestionato asse di attraversamento al centro della nostra città, che diventerà terra di mero passaggio e di collegamento tra la provincia di Como e quella di Monza, senza nessun vero beneficio per la nostra comunità, che si vedrà privata anche di parte del Parco Regionale, appena costituito.

Una strada che sarà dannosa per l’ambiente, per il paesaggio, per la vivibilità delle aree interessate e, a guardar lungo, anche per i futuri bilanci cittadini. Un’opera che, per il contesto in cui si inserisce, appare oltretutto già inadeguata ed insufficiente prima ancora della sua realizzazione.

Occorre che a fronte dei finanziamenti in arrivo la Provincia di Como proceda con un attento ed approfondito studio dei flussi di traffico e una progettazione unitaria che non penalizzi il nostro territorio, ma che ne tuteli il paesaggio e premi la virtuosità di una città che ha dimostrato nel corso degli anni di non aver tuttavia ceduto completamente ad una cementificazione incontrollata, e che ha invece saputo salvaguardare boschi e terreni che ora rischiano di venire sottratti per sempre alla nostra comunità.

I soldi ed i finanziamenti per studiare e per progettare alternative concrete per alleggerire la viabilità comasca ora ci sono, sono promessi. 
L’Amministrazione di Mariano non ceda il nostro Parco per risolvere i problemi causati da un traffico che non è generato dai marianesi, ma pretenda che vengano trovate soluzioni alternative per tutelare gli interessi della nostra comunità e del nostro territorio.

Le scelte di oggi faranno la differenza sulla vivibilità e sulla sicurezza della nostra città di domani: una città che ha già sofferto per anni le conseguenze di un traffico incontrollato e che oggi non può assumere l’assurda iniziativa di favorirne un ulteriore transito pagandone ancora un volta, da sola, il conto.